Il topinambur

Il topinambur (o topinambour, dal francese), (Helianthus tuberosum), congenere del girasole coltivato e appartenente alla stessa famiglia delle Composite, è una pianta di origine sudamericana naturalizzata da noi fin dall’inizio del 1600, infatti fu introdotta in Inghilterra nel 1916 e si diffuse rapidamente in tutto il resto dell’Europa. In Italia veniva coltivata per i suoi tuberi fino a qualche decennio fa in molte zone del centro-nord, poi cadde in disuso soppiantata dalla più comune patata. Negli ultimi anni il topinambur è stato riscoperto nel consumo alimentare e dai ristoranti come ingrediente di primi piatti, come originale secondo o come contorno, viene coltivato specialmente nell’agricoltura biologica. E’ una pianta molto rustica che cresce bene anche in terreni poveri, poco adatti alla coltivazione di altri ortaggi. Dato che sopporta molto bene la mancanza di acqua viene coltivato anche nei terreni aridi di montagna, inoltre cresce bene anche nelle zone ombrose del sottobosco. I suoi rizomi possono restare interrati per tutto l’inverno senza subire alcun danno e possono rimanere in sede per diversi anni, la parte aerea secca nell’autunno inoltrato e in primavera rispuntano nuovi germogli. Spesso si naturalizza e cresce spontaneo nelle zone incolte, se non controllato può diventare infestante. Viene coltivato come pianta foraggiera o come ortaggio. Sia i rizomi tuberosi sotterranei sia le parti verdi, facili da immagazzinare, vengono ulilizzati per l’alimentazione del bestiame. Come ortaggio vengono utilizzati solo i rizomi. Esistono delle cultivar selezionate per la coltivazione nell’orto che si dividono in due gruppi: quelle a rizomi rossastri, di forma più regolare, ad alto reddito e quelle con rizomi bianchi, irregolari, con minor rendimento ma di gusto più...

Il cavolfiore

Il cavolfiore (brassica oleracea var. botritis, subvar. cauliflora) appartenente alla famiglia delle Crucifere, è uno degli ortaggi più importanti di questa specie. Anche se in natura è una pianta biennale, nella coltivazione diventa annuale. La storia del suo impiego nell’alimentazione è molto lunga e arriva agli albori dell’antichità. Si suppone che la sua terra d’origine sia l’Asia Minore o l’isola di Cipro, anche se da alcuni nomi con cui viene definito (“Karnazit” o ” Conopida”) che ricordano la lingua turca, fanno propendere più per l’Asia Minore. Le zone dove fu coltivato più anticamente sono Cipro, Creta e l’Egitto, zone da cui si diffuse, verso il XVI secolo, prima in Italia e poi nel resto dell’Europa. Attualmente il cavolfiore è consumato soprattutto nell’Europa occidentale e centrale ma la sua coltivazione e in fase di espansione in tutto il resto del mondo. Le cultivar più diffuse sono quelle occidentali, ma anche quelle italiane sono ricercate per la loro capacità di tollerare temperature più elevate. Tra le varietà principali di cavolfiore sono da segnalare, fra quelli a raccolta precoce: il “Master”, il “Palla di neve”, il “Corella” e il precoce di Toscana (ottobrino); fra i medio tardivi: l’Igloo, il Napoletano Gennarese, Marzatico e Apriliatico, il Violetto di Sicilia. Il cavolfiore ama temperature caldo-temperate ma alcune varietà si adattano bene anchea temperature piuttosto fredde, cresce bene in quasi tutti i tipi di terreni ma preferisce quelli di medio impasto, profondi, freschi e ben drenati con una buona quantità di sostanza organica. La concimazione, per questa coltura, si effettua prima della lavorazione del terreno e si può integrare prima del trapianto con un ulteriore...