Lavori di Febbraio: le piante si preparano al prossimo risveglio

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NELL’ORTO

Il mese di febbraio segna la fine del periodo di riposo per il mondo vegetale, la temperatura è sempre meno rigida e aumentano le ore di luce giornaliere. Tutto questo non deve trarre in inganno perché questo mese può ancora riservare delle sgradite sorprese a chi si lascia prendere troppo in fretta dalla frenesia di iniziare le prime semine nell’orto. Infatti, in questo periodo possono facilmente verificarsi giornate piovose e rigide e frequenti gelate notturne, specialmente nelle zone di pianura e di montagna del centro-nord Italia.

A febbraio comunque, inizia l’attività nell’orto famigliare che consiste prevalentemente nella concimazione e nella preparazione del terreno. Se l’andamento stagionale lo consente potete procedere alla letamazione, spandendo in modo uniforme del letame molto maturo o meglio del compost. Per distribuire il letame sul terreno potete usare un forcone a denti piatti oppure un badile se si tratta di compost.

Successivamente potete iniziare a vangare la terra delle aiuole destinate alle prime semine. Per la vangatura usate l’attrezzo che meglio si adatta alla struttura del vostro terreno; se avete un terreno pesante può andar bene la vanga a cuore, se è sciolto va bene la vanga rettangolare, se nella peggiore delle ipotesi avete un terreno particolarmente compatto e sassoso può essere molto utile il forcone a denti piatti con l’utilizzo del quale si fa meno fatica nel rivoltare il terreno e si evita di danneggiare i lombrichi, “anellidi” molto utili alla fertilità del suolo perchè trasformano la sostanza organica e arieggiano lo strato fertile del terreno.

Per affinare lo strato superficiale del suolo potete adoperare la zappa a triangolo con due lati taglienti, molto adatta per rompere le dure zolle dei terreni compatti, se invece il terreno e sciolto e sabbioso è più utile quella larga, con una sola parte tagliente orizzontale che si utilizza anche per la sarchiatura. Per rifinire il terreno prima della semina si può utilizzare il rastrello che deve avere denti robusti e non troppo ravvicinati, questo per impedire un eccessivo affinamento del suolo che, specialmente nei terreni molto argillosi e compatti, può provocare dopo una pioggia insistente, il fenomeno della crosta superficiale, particolarmente dannosa perché soffoca le plantule nella prima fase di crescita.

Da metà febbraio (ma solo se il clima lo permette) si possono seminare in pieno campo i primi ortaggi primaverili: la bietola da costa, la carota, i cavoli cappucci primaverili, la cicoria e la lattuga da taglio, il prezzemolo e i ravanelli, anche la cipolla bianca e colorata, ma solo in semenzaio. Se non lo avete già fatto in autunno, verso la fine del mese, potete seminare i piselli e impiantare i bulbilli di aglio.

NEL FRUTTETO

Anche nel frutteto iniziano i primi lavori che consistono prevalentemente nella potatura delle piante in produzione di melo e di pero, sempre che la temperatura lo consenta. Quest’operazione è tra le più impegnative per chi si cura delle piante da frutta per passione ma che ha poca esperienza o peggio è alle prime armi. Infatti per intervenire in modo corretto nei tagli di potatura bisogna conoscere i diversi tipi di rami che formano la chioma della pianta e su ogni ramo bisogna saper distinguere i vari tipi di gemme presenti.

La struttura di una pianta di melo o di pero è costituita dal tronco, dalle branche principali, dalle branche secondarie, dalle sottobranche o brachette, su queste sono presenti diversi tipi di rami.
Rami a legno: sono di solito dei rami di un anno abbastanza vigorosi, possono crescere in verticale (succhioni) e presentano solo gemme a legno che daranno origine ad altri rami a legno o a rametti (brindilli e lamburde) che porteranno fiori e frutti l’anno successivo. Le gemme a legno si riconoscono perché sono piccole, appuntite e aderenti al ramo.
Rami misti: sono rami di un anno che presentano gemme a legno e gemme a fiore. Questi rami sono presenti in abbondanza su varietà di melo poco vigorose o su piante di pero innestate su cotogno. Le gemme a fiore si riconoscono perché sono più “grassocce” di quelle a legno, sono di forma ovale o rotondeggiante e non sono aderenti al ramo.
Brindilli: sono dei rametti lunghi al massimo 10-15 cm, flessibili e hanno all’estremità una gemma a fiore molto grossa. Danno origine a una parte della produzione, specialmente su alcune varietà di melo.
Lamburde: sono rametti molto corti (2-3 cm) con gemme a frutto che danno, sia sul melo che sul pero, la produzione più abbondante e di migliore qualità. Dopo due o tre anni, da una lamburda se ne possono sviluppare diverse altre, queste strutture composte vengono denominate “zampe di gallo”.

Per il frutticoltore esperto distinguere i diversi tipi di rami e di gemme è abbastanza semplice ed è sufficiente un rapida occhiata per decidere quale tipo di potatura e quali rami tagliare o accorciare, per un frutticoltore alle prime armi questo è molto più difficile e non è facile spiegare sulla carta come e quali rami tagliare, ogni pianta ha una struttura diversa da tutte le altre e anche un disegno può rendere poco l’idea su come intervenire nella realtà.

Possiamo dare alcuni consigli per evitare gli errori più gravi: con la potatura bisogna equilibrare l’equilibrio vegetativo tra chioma e radice. Bisogna intervenire per evitare l’eccesso di frutti di piccola pezzatura un anno e la scarsità o l’assenza di produzione l’anno dopo (alternanza di produzione). Bisogna favorire il rinnovo vegetativo per una regolare formazione dei rami di un anno.
Bisogna facilitare la penetrazione della luce nella parte interna della chioma, così da permettere ad ogni frutto una sufficiente esposizione al sole. Bisogna eliminare i succhioni (rami vigorosi con crescita verticale), i rami danneggiati o attaccati da parassiti o malattie, quelli secchi e deperiti. Bisogna evitare che le piante più vigorose diventino troppo alte. Bisogna eliminare gli eventuali polloni sviluppati dal ceppo. Ed infine, un grave errore da evitare assolutamente è quello di spuntare i rami di un anno, perchè ciò provoca la crescita di innumerevoli rami a legno trasformando la pianta in una boscaglia impenetrabile che impedisce la produzione di frutti. Dunque, nelle pomacee mai accorciare i rami di un anno ma diradarli tagliandoli alla base!

Per prevenire l’oidio, la ticchiolatura e per combattere le forme larvali di cocciniglie, falena fiorale e psilla, in questo mese bisogna trattare le pomacee, quando sono nella fase delle “orecchiette di topo” (ovvero, con le prime foglioline abbozzate nelle gemme a legno, che iniziano ad aprirsi) con Ortica, Ortiplus, Poltiglia Bordolese e Siligem.

Per avere indicazioni sulla reperibilità dei prodotti da utilizzare nel compost integrato e nella difesa delle piante potete telefonare al 348-0400404.